L’EBANISTA STORIA ANTICA

EBANIST ANCIENT HISTORY

Abbiamo passato sotto la lente d’ingrandimento il mestiere del falegname, oggi vogliamo rendere più specifica una branca della falegnameria, il mestiere dell’ebanista abili intarsiatori e costruttori di mobili, in Italia resi famosi anche da alcuni personaggi in film famosi come Aronne Piperno l’ebanista.

La Storia dell’Ebanista

La figura dell’ebanista si delinea nel rinascimento, quando i mobili, che fino ad allora avevano avuto una linea semplice e regolare, cominciano a seguire i dettami del nuovo stile ed iniziano ad incorporare sculture in legno e pannelli intarsiati e impiallacciati. Per la realizzazione di questi manufatti è necessario che il falegname si trasformi in ebanista, ovvero che da artigiano passi ad artista. Nel corso dei secoli questa arte si è andata affinando e con il barocco, ma soprattutto con il rococò, si giunse ad applicazioni di inserti in metallo e pietre dure.

Questo rese i mobili delle vere opere d’arte che sono tuttora ricercate dai collezionisti per la loro bellezza. Spesso le composizioni ebanistiche costituiscono il disegno principale di un mobile, come accadeva per le opere di Piffetti, forse il maggior ebanista italiano, e di Maggiolini, artigiano mobiliere ritenuto uno dei più grandi ebanisti del neoclassico. Egli utilizzava 86 tipi di legni differenti, tra i quali mogano, ebano, acero, agrifoglio, ulivo, bosso, biancospino, ecc.; manteneva inoltre i colori naturali dei legni sopra citati, ad eccezione di rare occasioni in cui si serviva di coloranti a base di silicati per ottenere colori che in natura non esistono, come blu e celeste.

La Storia dell’Ebanista
La Storia dell’Ebanista

L’Ebanista a Corte Savoia

Luigi Prinotto, ebanista alla Corte Sabauda, è segnalato a Torino nel 1721 – quindi prima di Pietro Piffetti – anno in cui il suo nome compare per la prima volta nei registri di pagamenti del Palazzo reale di Torino. Aveva quindi a Torino una avviata bottega di mobili, finemente intersiati con legno di noce di varie tonalità, con bois de rose e con altri legni da frutta, con la madreperla e l’avorio. Esecutore attento e preciso, è oggi noto in particolare per la scrivania a ribalta, intarsiata in avorio, con figure che rappresentano episodi dell’assedio di Torino, del 1706, che vide il sacrificio del soldato Pietro Micca.Questo scrittoio fu eseguito nel 1723, per il Palazzo Reale di Torino, probabilmente ad uso esclusivo del re.

Nell’intarsio è rappresentato l’esercito franco-spagnolo contro quello vittorioso piemontese-austriaco comandato dal generale imperiale Wirich Philipp von Daun, con la collaborazione del principe Eugenio di Savoia per conto del duca Vittorio Amedeo II di Savoia, che più tardi diventò il primo re del suo casato. Palazzo Reale di Torino, Galleria del Daniel Una seconda scrivania, con scene campestri e vedute di caccia (databile 1723-1725) è al Museo civico d’arte antica a Palazzo Madama (Torino). Un terzo scrittoio, a più cassetti, intarsiato con legni di palissandro e di ebano, con inserti in avorio rappresentanti feste famliari e campestri, forse eseguito su disegno di Pietro Domenico Olivero, è datato 1720-1725.

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