L’ECCELLENZE ITALIANE Parte2

L’ECCELLENZE ITALIANE Parte2

Ed eccoci al secondo appuntamento per quello che riguarda l’artigianato italiano come eccellenza del passato ma ancora oggi del presente, nello scorso articolo abbiamo conosciuto il mondo dei vetrai di Murano, oggi vogliamo portarvi alla scoperta dell’arte della ceramica italiana.

La Ceramica di Deruta

Deruta è un piccolo comune di poco meno di 10mila abitanti che si trova in provincia di Perugia e il cui artigianato si riconosce interamente nella produzione di maioliche. La ceramica di Deruta è nota in tutto il mondo e la sua storia ha radici antiche che affondano nel Basso Medioevo. Le prime testimonianze risalgono alla fine del XIII secolo e da allora la produzione di ceramiche ha sempre influenzato fortemente l’economia della città e lo fa ancora oggi. L’attività ceramica di Deruta ha vissuto il suo momento più alto nel ‘500, quando vennero prodotte suppellettili decorative e d’uso comune in maiolica, dai piatti alle mattonelle, dalle coppe ai vasi. Le maioliche erano istoriate con temi pittorici come busti femminili con cartigli, scene mitologiche, battaglie, immagini sacre, e ornate con motivi stilizzati policromatici.

In particolare, per quanto riguarda le colorazioni, caratteristiche di quell’epoca poi riprese anche nella produzione dei secoli successivi erano le iridescenze metalliche di alcuni colori, soprattutto del giallo, che venivano ottenute in terza cottura e ispirate alle tecniche moresche. La tecnica del lustro, con la quale si ottenevano riflessi dorati, si è sviluppata proprio nel ‘500. In seguito si sono diffusi altri tipi di stili e di decori, come lo stile compendiario, caratterizzato da tratti veloci, quello calligrafico, che si basa sulla creazione di intrecci di foglie e fiori, animali (soprattutto uccelli) e arabeschi.

La Ceramica di Caltagirone

Nel Medioevo la ceramica caltagironese ebbe un notevole impulso, grazie alla buona qualità delle argille. Le quartare per contenere il miele, in questo periodo, erano note ovunque. Sebbene dai documenti scritti e, principalmente dai Riveli, si rilevino molti nomi di ceramisti del Cinquecento con oltre cento officine di maiolicari attive, a causa del terremoto del 1693, che sconvolse tutte le città della Sicilia orientale, sono pochissime le opere superstiti. Con l’avvento del nuovo secolo (1700) si ebbero palesi segni di ripresa anche per l’arte ceramica, che rifiorì sotto nuovi indirizzi artistici; Vennero fuori gli ornati a motivi floreali, a grandi volute e a disegni continuativi.

Dalle fornaci caltagironesi escono ora vasi con ornati a rilievo e dipinti, acquasantiere, lavabi, paliotti d’altare, statuette, decorazioni architettoniche di prospetti di chiese, campanili e case private, pavimenti con ornati a grandi disegni. Nei giorni nostri invece Don Luigi Sturzo, raccolti gli ultimi rappresentanti di quella morente tradizione, fra cui il ceramista Gesualdo Di Bartolo, il figurinaio Giacomo Vaccaro ed il plasticatore Giuseppe Nicastro, aprì nel 1918, lottando contro remore ed incomprensioni, la Scuola di Ceramica, oggi divenuta Istituto Statale d’Arte per la Ceramica, a cui fanno capo le forze più rappresentative della rinnovata arte locale.

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